Cuneo fiscale: che cos’è, come si calcola, novità 2020

Fisco & Lavoro

In sintesi

Il cuneo fiscale è la differenza tra quanto costa un dipendente all'azienda e quanto arriva davvero in busta paga. Nel 2026 il suo taglio si basa su due pilastri: un bonus fiscale progressivo per i redditi da lavoro dipendente fino a 40.000 euro, reso strutturale, e la riduzione dell'aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.

Ti sei mai chiesto quanto costi davvero all'azienda per cui lavori? In termini di imposte e contributi, il tuo datore di lavoro versa, oltre allo stipendio netto che percepisci, anche una serie di voci che non arrivano mai nelle tue tasche: i contributi INPS, i premi INAIL (il costo per la tutela contro infortuni e malattie professionali) e, in alcuni settori, la Cassa Edile. A questo si aggiunge l'imposta lorda, composta da IRPEF e addizionali regionali e comunali. Questa differenza tra il costo totale per l'azienda e il netto che arriva al lavoratore è, in sintesi, il cuneo fiscale.

Come si calcola lo stipendio netto

Per capire l'importo reale che arriva in tasca, ecco le voci che compongono il reddito netto annuo:

Reddito netto annuo = Reddito imponibile lordo – Imposta netta

  1. Reddito imponibile lordo: Reddito annuo lordo meno i contributi obbligatori INPS e INAIL.
  2. Imposta lorda: determinata in base agli scaglioni IRPEF, più addizionale regionale e comunale.
  3. Imposta netta: differenza tra l'imposta lorda e le detrazioni fiscali spettanti per lavoro dipendente e carichi di famiglia.
  4. Stipendio netto mensile: reddito imponibile annuo meno imposta netta annua, diviso per il numero di mensilità.

Cos’è il cuneo fiscale

Il cuneo fiscale è proprio la somma che si determina dalla differenza tra i costi che il datore di lavoro sostiene per il suo dipendente (contributi e imposte) e l'importo che il dipendente percepisce, al netto, in busta paga. Il cuneo fiscale colpisce sia i datori di lavoro sia i dipendenti: entrambi sono tenuti a versare imposte dirette o indirette, contributi previdenziali e, per lavoratori autonomi e imprese, anche l'IVA.

Secondo i dati OCSE, in Italia il cuneo fiscale per un lavoratore medio single si aggira intorno al 46%, contro una media europea del 41%: significa che quasi la metà di ogni euro speso dall'azienda non arriva effettivamente al lavoratore.

Il taglio 2026: due pilastri

La Legge di Bilancio 2026 conferma e rende strutturale il taglio del cuneo fiscale introdotto negli anni precedenti, basandolo su due misure distinte:

1. Taglio del cuneo fiscale (bonus/detrazione in busta paga)

Riguarda i redditi da lavoro dipendente. Dal 2025 la misura non funziona più tramite uno sconto diretto sui contributi INPS, ma tramite un bonus fiscale e detrazioni aggiuntive, per non incidere sui futuri montanti contributivi e pensionistici.

2. Riforma IRPEF: aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%

Per i redditi lordi annui tra 28.000 e 50.000 euro, l'aliquota IRPEF del secondo scaglione scende dal 35% al 33%. È la novità più rilevante del 2026 in termini di redistribuzione del carico fiscale, e si applica anche ai pensionati.

Le percentuali del bonus fiscale per il lavoro dipendente

Per i redditi da lavoro dipendente fino a 20.000 euro, il beneficio è una somma esente che non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF, calcolata così:

Fascia di reddito da lavoro dipendentePercentuale applicata
Fino a 8.500 €7,1%
Da 8.500 a 15.000 €5,3%
Da 15.000 a 20.000 €4,8%
Da 20.000 a 32.000 €Detrazione fissa di 1.000 €
Da 32.000 a 40.000 €Detrazione decrescente e graduale

La No Tax Area per i redditi da lavoro dipendente è inoltre estesa fino a 8.500 euro, parificandola a quella già prevista per i pensionati.

Attenzione ai conguagli: eventuali benefici riconosciuti ma non spettanti vengono recuperati in dieci rate mensili, se l'importo complessivo da recuperare supera i 60 euro.

Chi non beneficia del taglio del cuneo fiscale

  • I pensionati non rientrano nel taglio del cuneo fiscale, che riguarda solo i redditi da lavoro dipendente. Beneficiano però della riduzione dell'aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.
  • La tredicesima non beneficia delle detrazioni aggiuntive: viene tassata con l'IRPEF ordinaria, motivo per cui il suo netto risulta sempre più basso, in percentuale, rispetto alle mensilità ordinarie.
  • I lavoratori autonomi non rientrano in questa misura specifica, pur essendo comunque soggetti al proprio cuneo fiscale (IRPEF, addizionali, contributi previdenziali e IVA).

Va inoltre precisato un punto importante per la futura pensione: dal 2025 in poi il taglio del cuneo fiscale non riduce più i contributi versati. Fino al 2024, invece, il meccanismo prevedeva una riduzione diretta dei contributi INPS, con un possibile impatto sui montanti contributivi e sulle pensioni future.

Domande frequenti

Cos’è il cuneo fiscale?

Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall'azienda per un dipendente e la retribuzione netta che il dipendente riceve effettivamente in busta paga. È composto da imposte dirette (IRPEF e addizionali) e contributi previdenziali a carico sia del datore di lavoro sia del lavoratore.

Come funziona il taglio del cuneo fiscale nel 2026?

Per i redditi da lavoro dipendente fino a 20.000 euro, il taglio avviene tramite un bonus fiscale (una somma esente che non concorre al reddito complessivo IRPEF) calcolato con percentuali progressive: 7,1% fino a 8.500 euro, 5,3% tra 8.500 e 15.000 euro, 4,8% tra 15.000 e 20.000 euro. Tra 20.000 e 32.000 euro spetta una detrazione fissa di 1.000 euro, mentre tra 32.000 e 40.000 euro la detrazione decresce gradualmente.

I pensionati beneficiano del taglio del cuneo fiscale 2026?

No, il taglio del cuneo fiscale riguarda solo i redditi da lavoro dipendente. I pensionati possono però beneficiare della riduzione dell'aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33%, per redditi lordi tra 28.000 e 50.000 euro.

La tredicesima beneficia del taglio del cuneo fiscale?

No. La tredicesima viene tassata con l'IRPEF ordinaria, senza le detrazioni aggiuntive previste per le altre mensilità: per questo il suo netto risulta sempre più basso, in percentuale, rispetto allo stipendio ordinario.

Il taglio del cuneo fiscale riduce la pensione futura?

No, dal 2025 in poi il taglio del cuneo fiscale non riduce più i contributi previdenziali versati. Fino al 2024, invece, il meccanismo prevedeva una riduzione diretta dei contributi INPS, con un possibile impatto sui montanti contributivi futuri.

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Contenuto redazionale a scopo informativo, aggiornato alla normativa vigente nel 2026 (Legge di Bilancio 2026). Non sostituisce la consulenza di un commercialista o di un consulente del lavoro per il calcolo puntuale della propria busta paga.

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