Novita: disciplina dello smart working nella PA
Nella Pubblica Amministrazione, infatti, sin da subito, è stato stabilito che tutti gli Enti rientranti nel campo d’applicazione dell’art. 87 del decreto legislativo del 17 marzo 2020 n. 18 dovessero: limitare la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività ritenute indifferibili in presenza; prescindere dalla stipula degli accordi individuali prevista dalla legge 22 maggio 2017, n. 81 ed inoltre, è stato esplicitamente stabilito che, qualora non fosse stato possibile ricorrere al lavoro agile, sarebbe stato necessario che le Amministrazioni Pubbliche utilizzassero gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e tutti gli altri previsti dalla normativa di legge e dai vari CCNL applicati.
Tali previsioni nel tempo si sono via via attutite, anche se, per ultimo, e specificatamente con decreto legge n. 52 del 22 aprile 2021, convertito con modificazioni dalla legge 17 giugno 2021 n. 87, sono rimaste inalterate le disposizioni inserite nel decreto legge n. 56 del 2021- abrogato- relative alla disciplina dello smart working nella Pubblica Amministrazione. È stata predisposta, dunque, la a proroga dello “smart working semplificato” fino alla data del 31 dicembre 2021.
Per tale ragione, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con propria nota del 14 luglio 2021, ha ritenuto chiarire quanto segue: “il menzionato decreto n.52/2021, inoltre, ha modificato l’art 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n.34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n.77 – sopprimendo la percentuale minima, vincolante per ciascuna Amministrazione, del 50% del personale in lavoro agile – conseguentemente le Pubbliche Amministrazioni sono chiamate ad organizzare il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche mediante soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza, applicando il lavoro agile con le misure semplificate (…) a condizione che l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini e imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza.” Fornendo poi indicazioni in esito al periodo di riferimento – ossia dal 1° agosto 2021 al 15 settembre 2021 – e raccomandando l’applicazione delle percentuali più elevate possibili di lavoro agile, fermo restando che l’erogazione dei servizi rivolti ai cittadini e alle imprese deve continuare ad avvenire con regolarità, continuità ed efficienza nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente e, in ogni caso, adeguandosi alle vigenti prescrizioni in materia di tutela della salute e di contenimento del fenomeno epidemiologico da COVID-19 adottate dalle competenti autorità.
Importante aggiungere anche che il decreto legge del 23 luglio 2021 n. 105 ha ripristinato, a favore della categoria dei lavoratori “fragili”, anche della Pubblica Amministrazione, il diritto allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile con effetto retroattivo dal 1 luglio 2021 al 31 ottobre 2021.
Ciò posto, nell’ultimo periodo, non sono mancati “rumors” attorno alla necessità del proseguo del lavoro agile per il Pubblico impiego. Il “nemico” più agguerrito è certamente il Ministro Renato Brunetta che ha dichiarato pubblicamente che intende far rientrare in ufficio la maggior parte dei lavoratori pubblici. Alla base della decisione due motivazioni: “da un lato la convinzione che vi sia una minore efficienza della pubblica amministrazione in modalità di lavoro agile, dall’altro l’idea che il ritorno in ufficio di oltre tre milioni di lavoratori possa sostenere l’economia nel segmento trasporti e nella ristorazione, fortemente penalizzati durante l’emergenza sanitaria”.
Il futuro del lavoro agile nel pubblico impiego
Il Ministro ha però anche assicurato che il lavoro agile nel pubblico impiego non sarà abolito, ma che dopo il ritorno in presenza sarà riservato a una quota massima del 15% di dipendenti. A tale scopo si è in attesa di un Decreto della Presidenza del Consiglio che dovrebbe contenere un’ulteriore novità: “nel decreto arriverà una riforma per unificare tutti i Piani oggi richiesti alle amministrazioni, dalla performance al Pola. Una compattazione nel nome della nuova organizzazione del lavoro pubblico il cui motore è il Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Inoltre verrà lasciato ampio raggio d’azione alle previsioni dei CCNL, attualmente in fase di rinnovo.
